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LA CORTE METTE LA PAROLA FINE ALLA BATTAGLIA SULL'ANATOCISMO. «COINVOLTI 10 MILIONI DI ITALIANI»

Interessi illegìttimi, la Cassazione condanna le banche L'Adusbef: da restituire 20-30 miliardi di euro. L'Abi: rispetteremo le sentenze ROMA Vincono i consumatori perdono le banche. La Corte di Cassazione a sezioni unite, con una sentenza datata 4 novembre 2004, ha assegnato una storica vittoria ai titolari dei conti correnti: l'anatocismo, ovvero la pratica di capitalizzare gli interessi, è illegittima. Secondo l'Adusbef che da anni ha messo in piedi una battaglia legale, adesso 10 milioni di italiani potranno chiedere alle proprie banche di rifare i conti. Se le stime dell'associazione di tutela dei consumatori si riveleranno corrette, per gli istituti di credito si tratta di una vera e propria mazzata, tra i venti e i trenta miliardi di euro, fino a sessantamila miliardi di vecchio conio. L'Abi, l'associazione bancaria italiana, «ha preso atto della sentenza» e con un comunicato di poche righe si è limitata a far sapere che «le cause già instaurate continueranno a seguire il loro iter e le banche, naturalmente, ne rispetteranno gli esiti». La Corte di Cassazione ha messo la parola fine a una disputa tra istituti di credito e consumatori che va avanti ormai da una quindicina d'anni. Materia del contendere la pratica, vietata dal codici civile ma in uso per oltre cinquant'anni, da parte delle le banche di calcolare con due pesi e due misure gli interessi passivi dei correntisti (quelli che si pagano, ad esempio, quando il conto corrente va in rosso o su qualsiasi prestito) e quelli attivi (quelli riconosciuti ai risparmiatori sui loro conti correnti e depositi in attivo). Le scadenze sono sempre state diverse. Trimestrale nel primo caso e annuale nel secondo con un forte vantaggio da parte delle banche. La vera novità è che la sentenza ha valore retroattivo. Bisogna ricordare infatti che dal 1999 la norma è cambiata e l'anatocismo è stato regolato prima dal Cicr e poi da una legge dello Stato. Le clausole di capitalizzazione trimestrale degli interessi dovuti dal correntista, hanno deciso i giudici di Roma, devono considerarsi nulle anche se contratte prima del noto orientamento giurisprudenziale che, nella primavera del 1999, ne ha negato l'uso. Canta vittoria il presidente dell'Adusbef ElioLannutti: «Gli istituti di credito, pur adeguando il calcolo degli interessi hanno sempre fatto orecchie da mercante sui rimborsi chiesti dai risparmiatori. Nonostante ci fossero già tre sentenze definitive, la banche esigevano una pronuncia della Cassazione a Sezioni unite nella speranza che questa ribaltasse le precedenti interpretazioni. Hanno perso. Ora dovranno pacifica¬ mente rimborsare chi per anni ha subito questa pratica». Lannutti però mette le mani avanti: «Per i Tribunali a questo punto il lavoro sarà in discesa a meno che il governo non intervenga con una sanatoria come è già successo qualche anno fa con un colpo di mano da parte del centrosinistra poi sventato dalla Corte Costituzionale». Il presidente dell'Adusbef si riferisce all'esecutivo di Massimo D'Alema che, era il 1998, varò un decreto ribattezzato proprio «Salvabanche». In sostanza sanciva l'illegittimità dell'anatocismo ma liberava le banche dal passato. La Consulta bocciò la norma dichiarandola contraria alla Costituzione italiana e le cause ripartirono. Oggi, secondo stime per difetto, ne sarebbero pronte almeno centomila. La battaglia però non sembra finita. Ieri, un'altra associazione dei consumatori, il Codacons ha sfidato ancora una volta l'Abi promettendo un'altra causa oer associazione a delinquere iinalizzata all'appropriazione indebita e all'intralcio del servizio giustizia». Il presidente Carlo Rienzi si è poi rivolto al governo «perché intervenga con urgenza con un decreto che obblighi le banche a restituire in automatico le somme che spettano agli utenti». La Margherita chiede invece alle banche di pagare senza aspettare i contenziosi.

«Mi hanno fatto fallire nel 1994 per poi restituirmi 650 mila euro» CHE COSA È L'ANATOCISMO E' una modalità di calcolo che comporta la capitalizzazione degli interessi, in pratica tramuta gli interessi (attivi e passivi) in capitale e li fa fruttare L'ANATOCISMO PASSIVO E ATTIVO L'applicazione dell'anatocismo avveniva sia a credito che a debito del cliente. Ma c'era una discriminazione: gli interessi passivi a favore della banca (molto elevati) venivano calcolati ogni tre mesi, mentre quelli attivi a favore del cliente (molto bassi) ogni anno DOVE INCIDEVA L'ANATOCISMO A FAVORE DELLE BANCHE Sugli scoperti in conto corrente (quando il conto è in rosso), su tutte le aperture di credito (prestito); sulle commissioni di massimo scoperto; sulla valuta degli assegni la storia Federico Monga"" V ' IL signor Chiriatti e la signora Cappello, marito e moglie, sono due vittime dell'anatocismo. Erano titolari della Gridi Costruzioni Sri, un'impresa edile che operava in provincia di Lecce. Nel 1982 avevano aperto una linea di credito con la «Banca del Salento», poi diventata «Banca 121» del gruppo Monte dei Paschi di Siena che proprio ieri ha deciso ancora una volta di cambiare nome in «Mps Banca personale». Chiriatti e Cappello avevano messo le loro firme come garanzia dei prestiti. Nel 1994 è arrivata la richiesta di fallimento della ditta per un totale di novecento milioni di vecchie lire, di cui ottocento pretesi dall'istituto di credito. La coppia si è rivolta all'avvocato Antonio Tanza, vicepresidente dell'Adusbef, perché dopo il fallimento l'ex «Banca 121» aveva chiesto il pignoramento con la conseguente vendita della casa di famiglia che era stata messa a garanzia della fidejussione. Nel '96 il tribunale di Lecce ha emesso la prima sentenza: l'anatocismo è irregolare e la banca deve rifare tutti i calcoli. E una volta rifatti l'esito degli affari per Chiriatti-Capello si è clamorosamente ribaltato. Dal fallimento ad un forte attivo. E' stato annullato il debito di 800 milioni ed è spuntato un credito di altri cinquecento. In tutto 650 mila euro. L'istituto, dopo la sentenza in Corte d'Appello ancora favorevole ai correntisti, ha deciso di pagare. La Stampa ha potuto vedere gli assegni firmati per un valore di 250 mila euro e la documentazione che sanciva la rinuncia alla richiesta di iscrizione al passivo per altri 400. Ora si attende la terza e definitiva sentenza della Cassazione ma la somma non è ancora a disposizione dei creditori che a tutt'oggi non possono fondare una nuova società come prevede la legge fallimentare. Gh assegni infatti sono tutti intestati al curatore del fallimento. «Questa è una delle tante storie spiega l'avvocato Tanza, titolare di altre 800 cause - di quel meccanismo perverso che è l'anatocismo». Il legale ha potuto verificare sui cedolini dei conti corrente «l'effetto devastante di questa pratica». «Le somme dovute alla banca racconta - aumentano con progressioni geometriche. Il debito si moltiplica ogni volta per se stesso. Se si conta che il rapporto tra la banca e i due imprenditori leccesi è andato avanti per dieci anni e la capitalizzazione degli interessi avveniva ogni tre mesi alla fine la somma si è moltiplicata quaranta volte». Il legale ricorda come il codice civile, all'articolo 1286, preveda l'anatocismo «solo se maturato posteriormente o di fronte ad una domanda giudiziale». Ovvero almeno dopo sei mesi la banca dovrebbe chiamare il cliente e con un contratto diverso rispetto all'apertura di credito fare i conti. Oppure dovrebbe rivolgersi ad un tribunale e fare causa al cliente per richiedere la chiusura del conto corrente. La storia dei coniugi Chiriatti è una delle tante anche se ora ha fatto storia ed è finita sulle riviste specializzate. «Sono state vendute case - racconta ancora Tanza anche per molto meno. Una mia assistita di Sora stava per perdere la casa a fronte di un debito di appena cinquemila euro. A conti fatti poi la banca le doveva 75 mila euro». ISTRUZIONE PER DIFENDERSI Chi non ha i documenti può chiedere i calcoli solo degli ultimi 10 anni ROMA Chi vuole richiedere uno nuovo calcolo degli interessi sui propri conti correnti deve presentare un atto di citazione nelle cancellerie dei tribunali di competenza. Possono sfruttare la sentenza della Corte di cassazione tutti i titolari di conto corrente anche se hanno cambiato banca o cessato il rapporto con un istituto per passare ad un altro. L'anatocismo rientra nell'istituto civilistico della «restituzione dell'indebito». La prescrizione in questo caso è fissata in dieci anni. I dieci anni però decorrono dalla data di cessazione del rapporto. Cosi ha stabilito la Corte di Cassazione che ritiene il contratto di conto corrente non spezzettabile in quanto le cifre maturano una sull'altra con il decorre del tempo. Facciamo qualche esempio. Per chi ha cambiato banca, se il conto corrente è stato chiuso nell'ottobre del '94 non c'è più tempo. Si può però ancora ricorrere se è stato chiuso nel dicembre del '94. Se invece il rapporto è ancora in vigore si può richiedere il ricalcolo degli interessi ed eventualmente la somma contestata almeno per gli ultimi dieci anni. Se poi sono stati conservati tutti gli estratti conto fin dall'inizio del contratto, il correntista può farsi valere per tutto il tempo certificato dalla documentazione in suo possesso, anche oltre i dieci anni. Le banche hanno dalla loro l'articolo 119 del testo unico bancario, entrato in vigore nel 1993, che obbliga gli istituti di credito a conservare la documentazione degli ultimi dieci anni e permette di distruggere quella anteriore. L'onere della prova in questo caso è a carico del correntista e difficilmente le banche forniranno la documentazione oltre i dieci anni. Ovviamente ci si deve avvalere della consulenza di un legale. Le associazioni di tutela dei consumatori hanno già predisposto i moduli prestampati per fare ricorso e offrono assistenza a costi contenuti. La richiesta va inviata alla propria banca e all'Ufficio di Vigilanza della Banca d'Italia (Via Nazionale n. 91 00184 Roma). Nella lettera è scritto: «Si invita e diffida l'istituto bancario a restituire tempestivamente tutte le somme illegittimamente trattenute dall'inizio del rapporto bancario sino ad oggi (decorrendo la prescrizione decennale del diritto alla ripetizione dell'indebito solo dalla data di eventuale chiusura del rapporto) entro e non oltre a giorni quindici dalla ricezione della presente, dovendo in caso di silenzio o dissenso recuperare l'indebito con la via contenziosa». La domanda di rimborso può arrivare fino al 31 dicembre del 1999. Dopo la legge è cambiata e l'anatocismo è stato regolamentato con il criterio del «doppio binario» che prevede parità di trattamento e calcolo per il creditore e il debitore.

LA STAMPA ECONOMIA E FINANZA PAGINA 18 MARTEDÌ 9 NOVEMBRE 2004

 


Alcuni interessanti articoli:

Nel reato di usura si conteggia anche il «massimo scoperto» di Giovanni Negri

Nella determinazione del tasso di interesse usurario rientra anche la commissione di massimo scoperto. L'apertura arriva dalla corte di cassazione che, con la sentenza n. 12028 della sesta sezione penale, depositata il 26 marzo, ha interpretato in maniera estensiva quanto disposto dall'articolo 644 del codice penale. La norma impone di considerare rilevanti per la determinazione dell'usura «tutti gli oneri che un utente sopporti in connessione con un suo uso del credito». Tra questi, nella lettura della corte, deve rientrare indubbiamente anche la commissione di massimo scoperto, visto che si tratta di una commissione, di un costo legato all'erogazione del credito. Si tratta, infatti, di una commissione che scatta tutte le volte in cui il cliente utilizza lo scoperto di conto corrente e va a compensare l'onere cui l'intermediario finanziario si sottopone nel procurarsi la provvista da mettere a disposizione del cliente. L'interpretazione della cassazione potrebbe aprire la strada a future azioni legali da parte di tutti quei clienti di istituti di credito che si erano visti addebitare tassi ai confini della soglia di usura che non veniva oltrepassata solo per il fatto che la commissione di massimo scoperto non veniva conteggiata tra gli elementi rilevanti. La cassazione spiega che l'interpretazione estensiva è corroborata dalla normativa che successivamente è intervenuta nella materia dei contratti bancari. A questo riguardo, osserva la corte, bisogna richiamare l'articolo 2 bis del decreto legge n. 185 del 2008 che, al comma 1, disciplina le clausole contrattuali che hanno per oggetto la commissione di massimo scoperto ridimensionandone l'operatività. In applicazione di questa normativa, la Banca d'Italia ha diramato nell'agosto del 2009 le nuove istruzioni per la rilevazione dei tassi effettivi globali medi sulla base di quanto richiesto dalla legge sull'usura. Fra le varie voci da comprendere nel calcolo trova posto anche la commissione di massimo scoperto insieme con altri elementi come gli oneri per la messa a disposizione dei fondi, le penali e gli oneri applicati nel caso di passaggio a debito di conti non affidati. Un esito cui Bankitalia è però arrivata solo ora. La sentenza ricorda, infatti, che le istruzioni di vigilanza in vigore fino al secondo trimestre 2009 prevedevano che la commissione di massimo scoperto non entrava nel conteggio del tasso globale, ma veniva rilevata separatamente ed espressa in termini percentuali. Del resto, fin dalla prima rilevazione, successiva alla legge antiusura del 1996, la metodologia di calcolo di Banca d'Italia è stata a fondamento dei decreti con i quali il ministero del tesoro determinava la tabella dei tassi di interesse effettivi globali medi. Per arrivare alla conclusione, la cassazione si è prodotta in un'analisi della natura della commissione di massimo scoperto, precisando che questa voce non rappresenta un interesse in senso tecnico, ma piuttosto un onere posto in relazione allo «scoperto di conto corrente» che trova una giustificazione come parziale compensazione per la minore redditività che la banca subisce, dovendo tenere a disposizione risorse liquide oltre all'affidamento concesso. «Non può escludersi però – chiarisce ancora la cassazione – che tale onere sia collegato all'erogazione del credito, anche se, in qualche modo riflette una patologia dei rapporti bancari che si esprime nello scoperto di conto corrente o nello sconfinamento di fido».

Articolo pubbicato su Il Sole 24 Ore il 19 aprile 2010

Cassazione: il massimo scoperto conteggiato nelle soglie anti-usura

ROMA - Chi è in causa con la banca perché sospetta che negli anni ha pagato tassi da usura, avrà la strada in discesa. La II sezione penale della Cassazione ha stabilito che la commissione di massimo scoperto (rimasta in vita fino a poco tempo fa), entra nel calcolo del tasso usurario. Per anni invece ne è rimasta esclusa, come stabilito da una prima circolare Bankitalia del 1996 e dalle successive. La Cassazione ha invece rimesso dritta la barra. Ha deciso che indipendentemente da quanto stabilito da banche e norme amministrative c' è il codice penale ed è quello cui bisogna guardare. Dunque chi ha pagato tassi da usura potrà chiedere il rimborso. Una manna data l' epoca. Per assicurazioni e servizi finanziari siamo maglia nera in Europa. In 9 anni, secondo il Tesoro, i prezzi sono cresciuti rispettivamente del 131,3% e dell' 89,9%. E negli ultimi 5 hanno galoppato tariffe e prezzi. Torniamo all' usura. «Questo collegio - è scritto nella sentenza - ritiene che il chiaro tenore del comma IV art. 644 c.p. impone di considerare rilevanti ai fini della fattispecie di usura, tutti gli oneri che un utente sopporti in connessione con il suo uso del credito. Tra essi rientra indubbiamente la commissione di massimo scoperto». Tant' è, aggiungono i giudici, che è stata eliminata e la Banca d' Italia ultimamente ha rivisto le disposizioni sul costo del credito includendo tutte le spese. «Fino a oggi - spiega Gennaro Baccile, presidente di S.O.S utenti, che è arrivato in Cassazione con una causa - le banche hanno fatto finta che il codice non esistesse e con la legge sull' usura hanno aumentato a dismisura la commissione di massimo scoperto. Ora non hanno più scuse». È infatti la prima volta che si esprime la Cassazione e la sentenza è destinata a fare scuola. Non solo. «Gli interessi usurari calcolati in modo difforme da quanto stabilito dal codice penale - spiega Baccile - andranno rimborsati, come previsto dal codice civile». È accaduto lo stesso con l' anatocismo. Una buona notizia. La cattiva arriva dal Tesoro: i prezzi di polizze e servizi finanziari sono lievitati dal 1996 ben oltre la media Ue. Per gli affitti siamo secondi alla Spagna. Risparmi solo nelle telecomunicazioni (-31%), mentre per i beni alimentari siamo in linea con la Ue (+32,6%). Unioncamere rincara la dose sulle tariffe pubbliche, aumentate in 5 anni del 15% (5 punti oltre l' inflazione). Peggio hanno fatto quelle locali, con acqua e rifiuti che costano il 30% in più.

BARBARA ARDÙ

L'articolo è stato pubblicato su "Repubblica"  il 18 aprile 2010 alla pagina 25 sezione: ECONOMIA



Usura.
Non abbiate paura,chiedete il controllo dei saldi dei conti bancari
Se vi interessa recuperare gli interessi pagati in eccesso alle banche a causa delle loro “scorrettezze contabili” (Anatocismi, valute antergate/postergate, interessi ultralegali, commissioni massimo scoperto e spese indebite o ingiustificate)o se volete evitare la segnalazione alla centrale rischi, i decreti ingiuntivi, le esecuzioni mobiliari e/o immobiliari, per i saldi passivi (spesso tali solo in apparenza) dei vostri conti correnti bancari, potete richiedere la consulenza tecnica preventiva con l’aiuto di professionisti competenti in materia di usura bancaria Nel caso siate già “perseguitati” dalle banche esigete da avvocati, giudici e consulenti il ricalcolo dei saldi dei conti correnti in modo da consentire, anche al magistrato meno ferrato in materia, di verificare l’esistenza di usura. Alcune Associazioni aiutano anche gli imprenditori ad ottenere la protezione prevista dall’art. 20 della Legge 44/1999, per le vittime dell’usura, compresa quella praticata dal sistema bancario. Chi presenta al Procuratore la denuncia (penale) di aver subito usura, anche nelle ordinarie operazioni di credito (fido in conto corrente, castelletto, mutuo, leasing, ecc…) e la richiesta del finanziamento gratuito ex art. 14 legge 108/1996, ha diritto infatti al rinvio delle scadenze ed alla sospensione delle esecuzioni in corso. Ma che cos’è la consulenza tecnica preventiva (C.T.P.)? Con la c.t.p. ex art. 696-bis c.p.c. non si fa causa alla banca, si chiede semplicemente al Presidente del Tribunale di nominare un consulente tecnico (c.t.u.) che verifichi il saldo contabile delle operazioni di credito, secondo le leggi. Il c.t.u. proporrà alle parti, prima della consegna della perizia, una conciliazione e la banca, anche se non partecipa alla c.t.p., non può procedere esecutivamente o segnalare alla Centrale Rischi chi ha già contestato i suoi conti. Se il c.t.u., rileva l’usura, sarà lui stesso a dover presentare la denuncia penale ai sensi del quarto comma dell'art. 331 c.p.p. Nel corso di questi accertamenti quasi sempre viene rilevata l’usura,ed è molto facile che le posizioni debitorie si invertano e si possano risolvere situazioni drammatiche. Il ricalcolo può avvenire fino a dieci anni dopo la chiusura delle posizioni, anche dopo un’asta immobiliare o un fallimento.

Banche usuraie: risarcito il re delle pipe Repubblica — 15 novembre 2009 pagina 6 sezione: PALERMO IL RE delle pipe ha vinto la sua guerra contro le banche. Riuscendo ad ottenere un pronunciamento che, in Italia, fa da apripista nella crociata intrapresa da molti imprenditori contro i tassi usurari applicati da molti istituti di credito. Come avrebbero fatto, nei confronti di Salvatore Amorelli, il Banco di Sicilia e l' Irfis ora riconosciuti come soggetti usurai da parte del prefetto di Caltanissetta Vincenzo Petrucci che, accogliendo la denuncia dell' imprenditore nisseno, lo ha ammesso ai benefici previsti dalla legge per chi denuncia fenomeni di usura.È la prima volta che questo accade avendo come controparte degli istituti di creditoe non singoli cravattari o organizzazioni criminali. «Sono davvero contento che il mio caso abbia fatto emergere alcuni meccanismi che in Sicilia fungono da grave fattore distorsivo dell' economia legale», è il commento secco dell' imprenditore noto in tutto il mondo per le sue pipe artistiche che ha avuto modo di regalare anche a Papa Giovanni Paolo II e l' ex presidente americano Bill Clinton. Le difficoltà economiche di Amorelli cominciano dieci anni fa quando, per realizzare un' azienda in provincia di Caltanissetta, richiede ed ottiene dal ministero del Tesoro un finanziamento di 2,7 miliardi delle vecchie lire da corrispondersi in tre tranche alla società richiedente, la "Caltanissetta s.c.p.a", a quel tempo soggetto responsabile per il Patto territoriale di Caltanissetta. Avendo avuto approvato il progetto, Salvatore Amorelli accende diversi mutui e riceve la prima tranche del contributo finanziario. Ma nel 2007, la "Caltanissetta s.c.p.a" viene sciolta e le sue competenze passano al segretario generale del Comune di Caltanissetta. Cosa che improvvisamente blocca la seconda e la terza tranche del contributo. Le banche si scatenano: prima le sollecitazioni, poi le richieste di rientro immediato dei fidi concessi, le messe in mora, le azioni legali, i tassi che salgono vertiginosamente. Amorelli, nella primavera scorsa, decide di non piegarsi all' atteggiamento delle banche che ritiene vessatorio e presenta un esposto al prefetto così come prevede la legge, denunciando Banco di Sicilia e Irfis per usura bancaria e altri reati connessi alla mancata erogazione di fondi pubblici già deliberati dallo Stato. E il prefetto Petrucci deve aver ritenuto fondate le sue osservazioni visto che, con decreto, ha deciso di ammettere l' imprenditore a tutte le agevolazioni previste dalla legge 440 in favore delle vittime di usura.E così Amorelli si è visto sospendere le procedure esecutive già avviate contro di lui proprio da quegli istituti di credito che il prefetto ha ritenuto soggetti usurai. Procedure esecutive sospese per un anno, mentre per tre anni sono state prorogate tutte le scadenze degli adempimenti amministrativi connessi. Ovviamente soddisfatto il legale che ha assistito Amorelli nella sua battaglia, l' avvocato Pietro Ivan Maravigna: «È una bella prima vittoria che ci aspettavamo, visto come almeno il superamento del tasso soglia previsto dalla legge sull' usura fosse stato evidenziato da una consulenza specialistica effettuata sui conteggi del Banco di Sicilia, consulenza che ha evidenziato anche responsabilità di altre banche, fra cui l' Irfis, ora al vaglio degli inquirenti». La vicenda ora approda anche all' Assemblea regionale con un' interrogazione urgente presentata dal deputato dell' Mpa Giuseppe Arena che ha chiesto l' invio di un commissario ad acta al Comune di Caltanissetta, ritenendolo in parte responsabile della vicenda per quel che riguarda l' aspetto burocratico. © RIPRODUZIONE RISERVATA - ALESSANDRA ZINITI

L'articolo è stato pubblicato da Repubblica.it

Articolo pubbicato su Il Sole 24 Ore il 19 aprile 2010

Cassazione: il massimo scoperto conteggiato nelle soglie anti-usura

ROMA - Chi è in causa con la banca perché sospetta che negli anni ha pagato tassi da usura, avrà la strada in discesa. La II sezione penale della Cassazione ha stabilito che la commissione di massimo scoperto (rimasta in vita fino a poco tempo fa), entra nel calcolo del tasso usurario. Per anni invece ne è rimasta esclusa, come stabilito da una prima circolare Bankitalia del 1996 e dalle successive. La Cassazione ha invece rimesso dritta la barra. Ha deciso che indipendentemente da quanto stabilito da banche e norme amministrative c' è il codice penale ed è quello cui bisogna guardare. Dunque chi ha pagato tassi da usura potrà chiedere il rimborso. Una manna data l' epoca. Per assicurazioni e servizi finanziari siamo maglia nera in Europa. In 9 anni, secondo il Tesoro, i prezzi sono cresciuti rispettivamente del 131,3% e dell' 89,9%. E negli ultimi 5 hanno galoppato tariffe e prezzi. Torniamo all' usura. «Questo collegio - è scritto nella sentenza - ritiene che il chiaro tenore del comma IV art. 644 c.p. impone di considerare rilevanti ai fini della fattispecie di usura, tutti gli oneri che un utente sopporti in connessione con il suo uso del credito. Tra essi rientra indubbiamente la commissione di massimo scoperto». Tant' è, aggiungono i giudici, che è stata eliminata e la Banca d' Italia ultimamente ha rivisto le disposizioni sul costo del credito includendo tutte le spese. «Fino a oggi - spiega Gennaro Baccile, presidente di S.O.S utenti, che è arrivato in Cassazione con una causa - le banche hanno fatto finta che il codice non esistesse e con la legge sull' usura hanno aumentato a dismisura la commissione di massimo scoperto. Ora non hanno più scuse». È infatti la prima volta che si esprime la Cassazione e la sentenza è destinata a fare scuola. Non solo. «Gli interessi usurari calcolati in modo difforme da quanto stabilito dal codice penale - spiega Baccile - andranno rimborsati, come previsto dal codice civile». È accaduto lo stesso con l' anatocismo. Una buona notizia. La cattiva arriva dal Tesoro: i prezzi di polizze e servizi finanziari sono lievitati dal 1996 ben oltre la media Ue. Per gli affitti siamo secondi alla Spagna. Risparmi solo nelle telecomunicazioni (-31%), mentre per i beni alimentari siamo in linea con la Ue (+32,6%). Unioncamere rincara la dose sulle tariffe pubbliche, aumentate in 5 anni del 15% (5 punti oltre l' inflazione). Peggio hanno fatto quelle locali, con acqua e rifiuti che costano il 30% in più.

BARBARA ARDÙ

L'articolo è stato pubblicato su "Repubblica"  il 18 aprile 2010 alla pagina 25 sezione: ECONOMIA

Quando l'usura è legale.

Tra le questioni più scandalose che investono la nostra società -questioni puntualmente ignorate non solo dai mass media ufficiali, il che non stupisce, ma spesso anche dalla cosiddetta controinformazione, tanto scandalizzata e affacendata in un vuoto quanto sterile moralismo- vi è quella dell'usura bancaria, ossia dei tassi di interesse eccedenti il limite di legge, pretesi dalle banche nei confronti di comuni cittadini, soprattutto piccoli imprenditori e titolari di mutui, che sono costretti quasi sempre a pagare con il sequestro dell'impresa o della casa. Tuttavia qualcosa timidamente sta cambiando. Dal 1997 infatti si può applicare anche al sistema bancario la normativa anti-usura, e nei vari tribunali italiani si leggono infatti sempre più di frequente notizie di indagini e di inchieste verso amministratori, dirigenti e funzionari di banche per interessi sproporzionati applicati a cittadini e imprese. In tutta Italia sono ormai decine gli amministratori e centinaia i funzionari sotto processo per usura esercitata da parte di banche di ogni dimensione, dai colossi nazionali fino alle piccole banche di credito cooperativo e alle finanziarie. Nel solo 2009, da nord a sud sono attivi una ventina di processi contro banche implicate in fallimenti di imprenditori, vittime di tassi spropositati. Ma vi sono anche casi assai più gravi di usura nei confronti di comuni cittadini: dai tassi dei mutui, fino ai prestiti al consumo e all’usura riscontrata addirittura nei conti correnti di semplici commercianti! Ma come è possibile che interessi che eccedono i limiti imposti dalla legge vengano applicati in modo così frequente le denunce che portano ai processi rappresentano soltanto la punta dell'iceberg- spesso senza che qualcuno se ne accorga? In fondo, gli interessi delle banche vengono dichiarati pubblicamente... In realtà, ciò che porta ai tassi usurai non sono i tassi ufficiali ovviamente allineati alla legge ma tutti quei trucchi contabili e di calcolo che, in modo nascosto, portano il tasso effettivo a livelli ben superiori rispetto a quello nominale. Tali trucchi sono stati accertati dai periti del tribunale e dalla guardia di finanza. Essi si basano in primis sulla capitalizzazione indebita degli interessi il cosiddetto anatocismo ma anche sui tempi di acquisizione della valuta, sulle molteplici piccole spese di gestione ecc. Va a finire quindi che i reali interessi pagati sul capitale prestato sono spesso assai maggiori di quelli che il cliente crede di pagare. Nonostante questi stratagemmi spesso siano apertamente illegali (come quasi sempre l'anatocismo) le banche -spesso anche le cosiddette Banche etiche- li hanno sempre utilizzati, agevolate anche dall’assenza di qualsiasi tipo di sanzione, portando l'acquisizione illegale di denaro dei cittadini da parte delle banche -secondo alcune stime- a circa settanta/ottanta miliardi di euro all’anno!! Praticamente almeno un paio di finanziarie, mica bruscolini... È bene sapere che il codice civile prevede che se il tasso complessivo è considerato usuraio e gli interessi non debbono essere pagati, nel caso siano già corrisposti, debbono essere restituiti in toto. Si tratta ovviamente di pura teoria, la realtà è ben diversa... La propaganda verso l’opinione pubblica infatti è molto attiva: l’usura sarebbe possibile solo fuori del sistema legale di credito, mentre le operazioni fatte con loro sarebbero sempre legali. In effetti questo è quello che pensa l'uomo comune, che difficilmente arriva a credere di avere a che fare con un vero e proprio sistema criminale organizzato, che poco si differenzia da quello mafioso... Certamente non si differenzia per la capacità di coinvolgere la magistratura nella difesa dei propri affari: il 90% dei giudici vuoi per complicità, vuoi forse anche per paura- tiene nel cassetto le denunce di usura contro le banche o le archivia, e se si arriva al processo, spesso le banche finiscono per essere assolte anche se colpevoli. Ancora pochi sono i giudici che si impegnano in questa direzione. Vista la gravità sociale e anche l'entità del problema, vogliamo credere di essere solo agli inizi.
Massimiliano Viviani 23 Novembre 2009  il  giornaledelribelle.com